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Il giorno zero

Mi presento: mi chiamo Valérie, ho vent’anni anni e da qualche mese sto vivendo per conto mio.The Valérie’s tale, per chi non sapesse una parola di inglese come la sottoscritta, significa il racconto di Valérie. Perché l’ho scritto in inglese? Solo perché fa più figo, più international.

Questa è la mia storia dal giorno zero. Dal giorno in cui ho deciso di cambiare le carte in tavola. E ora vi starete chiedendo: se si tratta di un cambiamento così radicale, chissà come sarà nata l’idea.. Quale avvenimento traumatizzante.. Mi dispiace deludere le aspettative, ma se questo è quello che pensate devo confessarvi che tutto è nato completamente a caso, senza un briciolo di logica, di senso.
Era un giorno come un altro: mi sono svegliata la mattina, ho fatto colazione, ho cercato di rendermi presentabile e con dieci minuti di ritardo sono arrivata al lavoro. La giornata vola, come ieri e l’altro ieri.

Sono le 19.30 e finalmente salgo in macchina per tornare a casa dove mi aspetta la mia amica Gaia. << Ciao Ga >> dico salutandola, << Mm >> mi risponde svogliatamente dal divano (se vi sentite soli Gaia è di ottima compagnia). Beh, insomma, cuciniamo l’unica cosa che ho nel frigo: tortellini in bianco senza parmigiano, e la conversazione non spicca di intelligenza. Gli argomenti sono gli stessi di sempre, un po’ stufe del lavoro, della vita di sempre ed ecco che:<< Ga ma ti immagini mollare tutto quanto? >><< Tipo partire e non tornare? >><<

Si, fare un mega viaggio, e vedere quello che succede nel frattempo >>. << Vale ma sai che figo fotografare ogni singolo posto, e alla fine organizzare mostre fotografiche, fare progetti, chissà quante persone conosci, contatti in tutto il mondo.. >>.
Mille sono le nostre idee.
<< Ga, ti prego, facciamolo >>. << Da dove vorresti partire? >>
E all’unisono: “Sud America”.
Ci siamo guardate negli occhi, era scoccata la scintilla. E in un istante qualcosa era cambiato.

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