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Sogno nel cassetto

Ed è una scintilla, minuscola e grandissima, che appare un secondo e resta per sempre.

La serata si è conclusa alle tre del mattino, io stanca morta, Gaia ormai in una fase oltre. Sul tavolo? Due bicchieri di succo, un posacenere e un quaderno raccogli – idee. Il piano é questo: tour di un anno in Sud America.

Sapete, il mio sogno nel cassetto è essere una volontaria, ovvero lavorare con e per i bambini meno fortunati rispetto alla nostra realtà. E dicendo “meno fortunati” intendo: materialmente meno fortunati. E chissà, un giorno, magari, fare di questa esperienza, di questa passione, un “lavoro”. Diciamo che per il momento non so ancora quando e come farò a renderlo tale, ma di certo so il perchè. E in quell’istante mi sono detta: “è sempre stato il mio sogno, quel qualcosa che prima o poi avrei dovuto fare. E se non adesso, a vent’anni, quando?”

Come avrete capito, non stiamo pianificando un semplice viaggio dall’altra parte del mondo, ma una vera e propria esperienza di vita, o perlomeno mi piace pensare che sia così. Viaggio, volontariato, lavoro. 

Suona la sveglia, apro gli occhi, e non riesco a non pensare a ciò che è successo ieri notte. Chiodo fisso.Giusto per capire se ero l’unica ad essere così presa a bene, mando un messaggio a Gaia:<< Siamo impazzite ieri sera, o ti sembra ancora una buona idea? >>.Ed è pazzesco: per quanto fosse una novità, non lo era affatto. Come se questo viaggio, questa avventura fosse già stata scritta, in attesa del momento giusto. << Vale non scherzare, certo che lo facciamo. Iniziamo a vedere quanti contatti riusciamo ad accumulare >>.<< Ok.

Posso chiedere a Sonia, l’amica dei miei genitori che abita in Brasile, intanto >>.<< Si, poi iniziamo a guardare su internet per vedere quali associazioni di volontariato ci sono, come funziona… Un passo alla volta >>.

<< Gaia io ancora non ci credo >>. 

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