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Punto di partenza

Credo che, ognuno di noi, nel corso della vita sia in continua ricerca della propria strada. La verità è che non si arriva mai a destinazione: fermarsi significa accontentarsi. Da bambino ti chiedono: << Che lavoro vorresti fare da grande? >>, a diciannove anni ti viene chiesto di fare la “tua mossa”, << che università hai scelto? Ne va del tuo futuro, della persona che diventerai >>, dicono. Io, a vent’anni, non ho ancora fatto l’università, non ancora perché come dice mia mamma: << mai dire mai >>. A vent’anni non so chi sarò da grande, e non ho idea di quale sia la mia strada, ma di una cosa sono certa: ho trovato il mio punto di partenza. 

Perché la vera domanda non è chi vuoi essere, o cosa vuoi studiare, ma << cosa ti rende felice? >>
Rincomincio da qui, da questo viaggio.

Vi chiederete come ho affrontato il discorso con i miei genitori, con la mia famiglia.. Nel modo più semplice che conosco: non ho ancora detto niente, silenzio totale. E ai miei capi? No, nemmeno a loro. Lo so, non posso far passare troppo tempo, ma  se non so ancora come spiegarlo a me stessa, come posso dirlo a qualcun altro? 
Passa qualche giorno, navigando semplicemente in internet ho trovato un paio di associazioni, tutte indipendenti, e per lo più in Brasile. Siamo solo all’inizio e per il momento l’obiettivo è trovare delle organizzazioni che non richiedano una spesa mensile, se non vitto e alloggio. Vi avevo già parlato di Sonia, la ragazza di Rio de Janeiro? Ecco, sto sentendo anche lei e, a breve, dovrei anche chiamare un certo Nicolò. Chi sarebbe? Troppo lungo da spiegare, amico di amici di amici, insomma, amici di amici mi hanno dato il suo numero, dicendo che avrebbe potuto aiutarmi, darmi due consigli. Ma chi è? Io non lo conosco ancora. 

Visto il programma della serata, tra telefonate e e-mail, Gaia con un messaggio mi invita a cena << Ga cosa c’è per cena? Vengo da te >><< Tranquilla vale, vieni pure, è sempre bello averti a cena >>. (ok, la risposta non è stata questa ma mi piace pensare che sia andata così)È ora di cena e mi dirigo verso casa della mia amica.<< Ciao mamma di Gaia >>, esclamo entusiasta spalancando la porta d’ingresso. << Cosa c’è per cena? >> risponde lei.Non ero sicura che mi stesse prendendo in giro finché non realizzo che in pentola non cuoceva niente.<< Avete due piadine? >> chiedo. << Si, due >> risponde Gaia serena e scherzosa, ignara del fatto che le piadine erano davvero due e a cena eravamo in tre. A parte questa piccola parentesi, non vi scriverò i dialoghi della serata, non perché siano segreti, ma perché, credetemi, non ne vale la pena leggerli.

Una volta finito di mangiare, come prima cosa, chiamo Nicolò, senza sapere che sarebbe stata proprio quella chiamata a stravolgere tutto.

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