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Il Perù

<< Ciao Nicolò, sono Valérie. Un’amica di mia mamma mi ha dato il tuo numero >>, a mani avanti inizio la conversazione. << Ciao, si mi ha accennato di te e del tuo progetto, ma rispiegamelo meglio >> mi chiede. Parlarne ad alta voce è stranissimo, perché di base è un’idea assurda. << Si, in pratica io e una mia amica avevamo in mente di fare il giro del Sud America nell’arco di un anno. Ho sempre voluto fare un’esperienza di volontariato, così l’idea era di dividere questo tempo in volontariato per un paio di mesi, lavoretti qua e là e viaggio da turiste. È ancora tutto da definire, ma questo è il punto di partenza. Te hai qualche consiglio? Conosci qualche associazione? >> dico tutto d’un fiato. Pausa di cinque secondi.

<< Ok, allora, io conosco molto bene il Perù >> Perù? Ah già, si trova in Sud America. Continua: << Ai miei occhi è il paradiso in terra, laddove vivi una realtà completamente diversa dalla nostra, da quella italiana, intendo. Dimenticati la nostra concezione del tempo. Il Perù è colore, energia, dovresti vedere i mercati che ci sono, le persone, ma occhio alla cucina, io non ho mai avuto problemi, ma attenzione al pesce e alla carne cruda…. >> lascio che mi racconti tutto ciò che si può raccontare durante una telefonata.

Spesso mi capita di non seguire tutto il filo del discorso, ma di rimanere focalizzata (anche se molti direbbero “imbambolata”) su una parola: la mia attenzione si è fermata al Perù. Ma chi ha mai preso in considerazione questo posto? Non io. È come quando in terza media, i professori, con fare entusiasta, annunciarono a tutti noi studenti che la gita non si sarebbe svolta a Firenze, bensì in Val Camonica.

Ma cos’è la Val Camonica? Ma perché?

Perù, chissà.

Nicolò si interrompe, c’è un “ma” << Valérie, voglio essere sincero, duro ma sincero >> dice con voce roca, << ti posso descrivere per ore quello che è il Perù, ma non ti consiglierò nessuna associazione di volontariato nonostante ne conosca. >> perché mi chiedo, << perché devi capire che hai a che fare con bambini che arrivano da situazioni difficili, di abbandono, e non si meritano di affezionarsi a persone che regalano loro la propria presenza per due mesi. Hanno bisogno di stabilità. Hai a che fare non solo con bambini, ma con le loro emozioni, con i loro sentimenti. Devi avere una visione a lungo termine, altrimenti non me la sento di darti dei contatti >>.

Sentii un groppo alla gola, aveva ragione. Aveva davvero ragione, e forse avevo bisogno di sentire queste parole. In quel preciso momento capii quello che volevo fare. E proprio da quel preciso momento non mi guardai più indietro, avevo preso la mia decisione. Sentivo le farfalle nello stomaco, la certezza di fare la cosa giusta, nel momento giusto. 

Perché il momento giusto poteva essere ieri e non sarà mai domani: << fai in modo che sia oggi, sempre >>. 

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