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Mamma parto

Non sapevo come dirglielo, che parole usare, eppure solitamente, piuttosto che stare zitta, parlo a sproposito. Avevo pensato di utilizzare la tattica del << Ehi mamma sono incinta >><< Che cosa hai detto? >>, avrebbe risposto lei, e ironicamente avrei detto: << No, scherzo, mi trasferisco in Perù >>. Sembrava stupida come idea, ma ora che lo ripeto ad alta voce mi rendo conto che era veramente stupida.

Per fortuna non è andata così. Sono le 19.30 e una volta chiuso l’ufficio, corro a casa a cambiarmi per andare a cena dai miei genitori. Volevo dare la notizia prima a mia mamma, perché la mamma è sempre la mamma e per affrontare il discorso con tutta la famiglia avevo bisogno del suo supporto.

Entro in casa, e per fortuna i miei cinque fratelli non sono ancora arrivati. Salgo in camera e << Ciao mami >>, dico salutandola. << Mi ascolti un secondo che volevo dirti una cosa prima di sederci a tavola? >><< Dimmi >>, mi risponde, guardandomi dritta negli occhi, come se ce lo avessi scritto in faccia. << Qualche sera fa stavo parlando con Gaia, volevamo organizzare un viaggio, poi ci siamo messe in contatto con altre persone, volevamo fare volontariato e viaggiare >>, mi capita spesso di perdermi nel discorso quando sono agitata, << Ecco insomma, sai che ho sempre voluto fare un’esperienza di volontariato no? Credo che sia arrivato il momento. Viaggerò con Gaia in Sud America per tre mesi e poi mi fermerò in Perù >>.

Aveva lo sguardo fisso su di me, e guardandola a mia volta, mi sono resa conto dei suoi occhi lucidi. Ed io non ho mai visto mia mamma piangere, mai una lacrima. Dolcemente mi risponde: << Non sono sorpresa, c’era nell’aria, doveva soltanto materializzarsi. So che è quello che vuoi fare e sarà un’esperienza che ti porterai con te, nel cuore per sempre, insieme alla tua mamma >>. Ci siamo abbracciate, aveva capito e accettato la mia scelta.
Scendiamo le scale e ci sediamo a tavola, dentro di me sentivo una stretta allo stomaco, ero sull’orlo di scoppiare a piangere, dovevo dirlo anche ai mie fratelli questa sera. Nonostante le occhiate di mia madre per spingermi a parlare, rimango zitta fino al dolce.

<< Vale deve dirvi qualcosa >> , esordì mia mamma. Gli occhi di tutti puntati su di me, in attesa che esca qualcosa dalla mia bocca. << Mi trasferisco in Sud America >>, dico, spiegando, in un secondo momento, il mio progetto. Sono rimasti tutti sorpresi, ovviamente, non è una cosa che si sente tutti i giorni, ma intendevo piacevolmente sorpresi.

Fortunatamente non ci sono stati pianti collettivi, anzi, mio fratello Yannick, il più piccolo della famiglia, mi ha chiesto: << Quindi la tua vecchia camera diventerà mia per sempre? Quand è che te ne vai? >>. Sono sicura che volesse chiedermi quand è che sarei partita e che gli mancherò tantissimo, ma non ci faccio caso, avere tredici anni fa schifo, e lo perdono.
Mio papà? Si è alzato dal tavolo senza dire una parola.

È in situazioni come questa che mi rendo conto che siamo tutti diversi, e ognuno di noi, a modo suo, vive e trasforma le proprie emozioni. A volte succede di non comprendere le reazioni di chi ci sta attorno, ed è normale. Normale perché la vita è una sola con mille punti di vista, ognuno il suo.

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