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Nove gennaio

Ci siamo. Direzione Milano Malpensa. Questa mattina ho finalmente chiuso la valigia, e la sensazione di aver dimenticato qualcosa non mi abbandonerà finché non atterrerò in Perù e scoprirò cosa, effettivamente, ho dimenticato.

Sempre questa mattina ho salutato mio papà, i miei fratelli e Ilaria, i Ricky (“i” perché erano due Ricky), Giulia.. Ho provato una sensazione strana, come se non stessi partendo per un anno, ma per una semplice vacanza di un mese. Guardo tutti negli occhi e, ovviamente, non riesco a trattenere due lacrime, ma è normale, mi mancheranno tutti quanti. Cerco di non pensarci, anche con mia mamma durante il viaggio in macchina, rido e scherzo, non devo pensare alla lontananza, no.

Prima di entrare in aeroporto pesiamo i nostri zaini, quello di Gaia pesa 27 e il mio 32. << Cavolo Vale, ma che facciamo? Pesano troppo >>. << Mi fa strano Ga, l’ho pesato a casa e segnava 15 kg >>.

… Controlliamo bene, ripesiamo tutto altre due volte: 27 e 32 erano libbre, non chili. << Vale questa storia non la raccontiamo a nessuno >>, mi chiede Gaia. << Tranquilla, a nessuno >>.

Entriamo in aeroporto e cerchiamo subito il macchinario, non saprei in che altro modo chiamarlo, per imballare i bagagli da 15 pesantissimi chili. E, ovviamente, nessuna delle due ha preso il carrello per portarli fino allo sportello per imbarcarli. Erano le tre del pomeriggio ed eravamo già esauste e sudate.

Siamo a Madrid, aspettiamo di salire sul prossimo aereo, siamo morte (di stanchezza, non per davvero, tranquilli mamma e papà). I due caffè che ho bevuto non mi hanno fatto nessun effetto, non credo che avrò problemi nel dormire per le prossime dodici ore di volo che ci aspettano.

Domani: Lima.

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