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Cruz del Sur

Erano le due del pomeriggio e già volevamo andare a dormire. Per fortuna siamo riuscite a farci una mezza doccia: << Ga se apri l’acqua a me arriva fredda >>.
<< Aspetta la faccio prima io >>, mi risponde << ma dai, cavolo, è fredda lo stesso >>, aggiunge. << Gaia ti giuro che avevo letto che c’era l’acqua calda su Booking >>.

Il giorno dopo alle otto del mattino eravamo in piedi e un ragazzo francese, che era in stanza con noi, mi chiede se mi sono svegliata durante la notte, io ovviamente: << Si che mi sono svegliata, entravi e uscivi in continuazione >>, non volevo rispondere così arrogantemente. << Si ma te hai parlato tutta la notte nel sonno >>, dice. << Ok scusa >>, abbasso la testa, e non dico più niente, forse è meglio.

Prepariamo gli zaini, e dopo la colazione cerchiamo di trovare una stazione dei pullman per arrivare a Paracas. Scopriamo, grazie al francese di prima, che “Cruz del Sur” è la compagnia migliore e soprattutto più sicura per viaggiare. << Ga, sto guardando sul sito, ma non ci sono più pullman che arrivano a Paracas, come facciamo? >>. << Merda, non lo so, proviamo ad andare lo stesso alla stazione, magari partono pullman di altre compagnie >>. Proviamo. Con un taxi arriviamo a destinazione, e scopriamo che da lì parte soltanto il “Cruz del Sur” . Non nascondo il fatto che eravamo un po’ preoccupate, ma siamo qui, in qualche modo ce la caviamo sempre. Se c’è un problema si risolve, no? Non serve a nulla andare nel panico, << rimani tranquilla e andrà tutto bene, tutto come deve andare >>, mi dico.

Tutto ciò che pensi si materializza nella realtà che vivi, siamo gli artefici delle persone che incontriamo, delle esperienze che viviamo.

Entriamo in stazione e dopo aver chiesto due informazioni riusciamo a prenotare due posti per il pullman che parte alle 11.15 (e sono le 11, che culo).

Finalmente, dopo quattro ore di bus arriviamo a Paracas, in stazione facciamo già i biglietti per il tour alle Islas Ballestas, con la compagnia “Zarcillo”, << così è già fatto >>, ci diciamo. Solo una volta arrivate in ostello capiamo che abbiamo fatto una cagata all’italiana, se avessimo aspettato di entrare effettivamente in città avremmo potuto pagare di meno, è pieno di agenzie. << Per questa volta è andata così, è tutto nuovo >>. << Ma si Vale, dobbiamo prenderci un po’ la mano, adesso che sappiamo come funziona, la prossima volta ci facciamo furbe >>.

A quanto pare l’ostello che abbiamo prenotato è uno tra i più belli, se dici: << Kokopelli Hostel >>, tutti esultano, gasatissimi. Dopo il check-in, un ragazzo ci fa girare la ruota della fortuna, volevo vincere l’omaggio “free drink” << Happy hour, happy hour! >>, dicevo, ma niente ho vinto uno sconto al ristorante.

Il ragazzo, però, vedendomi cosi presa a bene, l’omaggio drink me l’ha regalato ugualmente.

Proviamo a fare il bagno al mare, ma l’acqua è davvero sporca, la spiaggia è sommersa dalle alghe: << Ga, facciamo il bagno in piscina, non ho il coraggio di entrare >>.

È sera e siamo ancora un po’ cotte, ma la stanchezza non ci impedisce di fare un torneo di beer pong organizzato dall’ostello. << Vale così insegniamo a bere ai Peruviani >>. Giuro che a bere siamo bravine, è centrare il bicchiere con la pallina il problema. E niente, abbiamo perso alla prima partita.

Dopo due birre e un Tequila Sunrise andiamo a dormire, domani sveglia alle sei per andare alle Islas Ballestas, a vedere i pinguini e i leoni marini.

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