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Pillones y Colca Canyon

Come da programma la sveglia suona alle cinque del mattino. Devo dire che vivere nei vari ostelli non è così male, pensavo peggio. Conosci persone da tutto il mondo, sono tutti amichevoli la maggior parte delle volte. Ma, svegliarsi alle cinque del mattino, prepararsi di corsa per salire sul bus puntuali, sedersi sul sedile pensando: << Adesso posso dormire di nuovo per tre ore >>, e non poterlo fare perché vicino a te hai un francese che non molla un secondo a parlare. Questo non è bello. Io dico: << Già al mattino non riesco a pensare in italiano, come pensi che io possa sostenere una conversazione in francese? >>.

Ci fermiamo per una piccola sosta, ed è proprio in quel momento che scopriamo che le “Cascate de Pillones” si trovano a 4.600 metri. << Ga, io corro a comprare le foglie di coca >>. << La guida dice che ha una “bottiglietta magica” se non ci sentiamo bene, ci fidiamo di lui? >>, << E fidiamoci >>, rispondo.

Il viaggio procede, stranamente tranquillo, e visto i precedenti ne sono davvero sorpresa. Prima di arrivare a destinazione ci fermiamo a bere un’infuso di foglie coca, sia mai che la “bottiglia magica” non faccia effetto.

<< Gaia, siamo a 4.600 metri >>. << Io, però, respiro bene, l’aria è un pochino più pesante, ma pensavo peggio >>, risponde. << Si effettivamente anch’io, o l’infuso ci ha dato una botta di vita, oppure non so come spiegarmelo >>, dico. Meglio così.

Se abbassiamo lo sguardo riusciamo a vedere le cascate, incorniate da due pareti rocciose. Non vedendo nessuna imbragatura, mi chiedo come faremo a scendere.

Siamo scesi senza imbragatura infatti. In Italia credo che sia illegale fare attività di questo genere. A fatica tutto il nostro gruppo riesce ad arrivare ai piedi della cascata, uno spettacolo, << Non ne ho mai viste di così grandi >>, dico a Gaia. Tempo di fare due (duecento) foto, di provare la “bottiglia magica” ed è già ora di arrampicarsi per tornare al pullman.

Vi ricordate quando ho detto che non avevamo nessuna imbragatura? Ecco, ad un certo punto, un ragazzo appena sopra di me non è riuscito a tenere la presa e mi stava cadendo addosso. Ho urlato più forte che potevo, e fortunatamente l’organizzatore è riuscito a prenderlo per una mano. Se cadeva su di me, eravamo morti in due. La guida, una volta ripresa dallo spavento, dice scherzando: << Pensa che se lui cadeva morivi qua, a Pillones >>.
E certo, vi rendete conto?

A parte questo episodio, è stata una gita bellissima, ma è anche vero, che, in qualsiasi escursione, vedi sempre dei posti spettacolari.

Ed è proprio quando sei immerso in questa natura sconfinata che ti senti in cima al mondo, e allo stesso tempo insignificante rispetto a ciò che hai di fronte. Ti senti invincibile, ma consapevole di non esserlo affatto.

Questa sensazione mi ha accompagnato anche durante la gita al Colca Canyon: sta volta la sveglia è suonata alle due del mattino.
<< Se qualcuno, un mese fa, mi avesse detto che mi sarei svegliata alle due del mattino per andare a camminare gli avrei riso in faccia >>, dico a Gaia. Pensare che un tempo rientravo a casa a quell’ora dopo aver fatto festa.

Siamo in un bus pieno di gente, e per colazione ci fermiamo in un ristorante vicino alla nostra destinazione. La prima tappa è stato un mercatino in centro al paese, dove finalmente, dopo averlo desiderato per anni, scatto una fotografia insieme ad un Alpaca. (Non è vero, ne ho scattate almeno cento). Un’emozione che non vi so spiegare.

Le persone che abitano il posto vivono di questo: turisti che comprano sciarpe, maglioncini e cappelli dai mille colori. E anche se non vuoi acquistare niente, stai tranquillo che, dopo aver fatto la fotografia con l’Alpaca, ti senti in dovere di comprare almeno un portachiavi.

Trovo, inoltre, straordinaria la gentilezza e l’ospitalità di queste persone, dal viso segnato e pronte a sorriderti non appena incroci il loro sguardo.

<< Ga, il Canyon è immenso, guarda >>, dico indicando a destra, sinistra, poi in basso e in alto. Uno spettacolo della natura. So che sto utilizzando spesso la parola “spettacolo”, ma non saprei come altro definirlo.
<< Andiamo a fare delle foto >>, dice la mia amica.
<< Che dici, dopo lo facciamo un bagno alle pozze termali? >>, le chiedo. << Vediamo com’è l’acqua, poi decido se farlo o no >>.

Che dire, non ho mai visto delle terme così. Avete presente le “Terme di Pré-Saint-Didier”?

Ecco, dimenticatevele. Poi immaginatevi quattro piscine fatte di pietra, costruite su due pareti di montagna, in mezzo passa un fiume e l’acqua è così limpida che riflette i colori del cielo.
E comunque, sì, l’abbiamo fatto il bagno.

Non sono mai stata così stanca, cavolo: << Sono in piedi dalle due del mattino >>, penso.

E se è stata una giornata perfetta, la sua conclusione è stata ancora più bella, dopo aver fatto la doccia, in terrazza, da sola, con le cuffiette nelle orecchie e lo schermo del mio telefono in videochiamata.

È il momento di rifare gli zaini. Next stop: Puno.

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