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Machu Picchu

<< Buongiorno Cuzco! >>.
Me l’ero immaginata proprio così, quante fotografie ho visto su internet, la città, la Plaza de Armas. Ed eccomi qua. << Vale, però, non mi sembra il caso di saltellare, anch’io sono felice…>>,<< ma un po’ meno >>, mi dice la mia amica. Ma capitemi, provate a pensare ad un posto che desiderate vedere da tempo, chiudete gli occhi: siete li. << Non vi mettereste a saltellare? >>. Ok, forse a saltellare no. Aveva ragione Gaia: “un po’ meno”.

Visto che a Paracas ci siamo trovate benissimo al Kokopelli hostel, abbiamo deciso di prenotare lo stesso qui a Cuzco.

Siamo in questa città ormai da qualche giorno, e la prima storia che voglio raccontarvi è la gita all’unico e inimitabile Machu Picchu.

Inizia con me e la mia amica sedute sui divanetti alla reception ad aspettare che arrivi la guida. Un’ora e mezza di ritardo. Ma in fondo, con tutte le volte che sono io in ritardo non posso arrabbiarmi, giusto? Solo ora capisco i miei amici quando erano loro ad aspettare me. << Il Karma esiste >>, penso.

Finalmente saliamo sul pulmino e dopo cinque ore di panico e paura lungo la strada della morte, << Scendete >>, dice l’autista.
<< Ga ma il ponte è crollato, come attraversiamo il torrente? >>, chiedo.

Praticamente il ponte su cui dovevamo passare è crollato così la guida ha pensato bene di farci attraversare a piedi il torrente. Peccato che pioveva, l’acqua era agitatissima e il ponte di legno, su cui abbiamo camminato, di stabile non aveva proprio niente. L’ultima volta che ho stretto così tanto le chiappe è stato quando pensavo che i vaccini te li facessero sul sedere.
<< Abbiamo superato anche questa >>, dice Gaia, con una gocciolina di sudore sulla fronte. << O siamo noi che siamo invincibili, o loro che sono dei pazzi furiosi >>, rispondo a mia volta.

Dopo questa avventura, finalmente si mangia! << Evvai, non vedo l’ora di riempirmi la pancia >>, dico. E così sarebbe stato se l’agenzia, a cui ci siamo rivolte per il tour, ci avesse incluso il pranzo. Cosa che non ha fatto, senza avvertirci, così a stomaco vuoto siamo tornate sulla strada della morte. Vorrei dirvi di aver dormito, ma con un occhio controllavo, più che altro speravo di scovare un guardrail prima o poi. Ma niente, neanche l’ombra, alla mia sinistra c’era un dirupo e basta.

Dopo sette, lunghe ore arriviamo a destinazione: << Scendete e iniziate a camminare >>, ci dice l’autista. Tutto perfetto se non fosse che con noi non è scesa nessuna guida e non sapevamo dove andare, dove camminare, appunto. << Vale, seguiamo i binari del treno, arriveranno alla città prima o poi >>, dice la mia amica. << Facciamo così, però dobbiamo sbrigarci perché tra un po’ diventa buio >>.
Non so se anche questo è a causa del Karma, ma come predetto, ci troviamo a camminare nella foresta per tre ore, di cui una completamente al buio. Ad illuminarci? Solo la torcia del telefono. << Vedi che dovevo ascoltare mia mamma e oltre al kit di pronto soccorso e quattro teiser, dovevo portarmi pure un frontalino >>, penso.

<< Ga ma sono scema io, o la tipa dell’agenzia ci aveva detto di vestirci pesante? >>, << io sto morendo di caldo >>, dico con una maglia termica, una maglia maniche corte, un pile e la giacca addosso. << Vale lascia stare, io la uccido quando torniamo >>.

Non ci crederete mai, ed effettivamente non ci credevo nemmeno io, ma siamo arrivate. << Buonasera un ca**o Machu Picchu >>. E, per concludere la bella giornata, non sapevamo nemmeno quale fosse il nostro ostello. << No mamma, non ho dormito su una panchina, dopo esserci confrontate con il resto del gruppo siamo riuscite a capirlo >>, tranquilla.

Sveglia alle sei: Manchu Picchu, finalmente ci siamo. Sempre in bus raggiungiamo l’entrata al sito archeologico Inca.

Il tempo non era dei migliori, la classica fotografia non siamo riuscite a farla ma non era importante. Ero lì. Con la nebbia sembrava di essere sospesi su una nuvola, e cavoli, stavo camminando sul Machu Picchu. Sole o pioggia, la magia che avvolge questa meraviglia non svanisce mai.

E riesco a dirvi tutto ciò solo ora, sdraiata nel mio letto. Finché ero lì non riuscivo a realizzarlo, non mi sembrava vero di essere sul Machu Picchu, è stata una esperienza irreale oserei dire.
Credo sia sbagliato sentirsi fortunati solo in queste occasioni, dovresti esserlo ogni secondo della tua giornata, giusto? Ma mentirei se non vi dicessi che per un’ora e mezza mi sono sentita la persona più ricca e fortunata del mondo. << E meno male che ho fatto duecentotrentamila foto >>.

Ti auguro, a te lettore, di poterci andare una volta nella vita. E, se non riuscirai ad andarci, ti racconterò di più.

Per il viaggio di ritorno decidiamo di prendere il treno, anche perché un ragazzo del posto ci ha spiegato che la foresta, quella che abbiamo attraversato a piedi, è abitata da orsi. << Non so come siano gli orsi peruviani, ma credo di volermi tenere questo dubbio >>.

Erano le dieci di sera, diluviava e non sono mai stata così contenta di trovarmi davanti alla porta di un ostello.

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1 thought on “Machu Picchu”

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