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Sol y Luna

Gaia se n’è andata e non ritorna più.. O almeno non credo che lo faccia nell’immediato. Dopo averla salutata senza piangere in aeroporto, ok, non è vero, ho pianto.

Comunque, dopo averla salutata mi butto sul bus per raggiungere l’orfanotrofio in Urubamba, a due ore da Cusco. Il viaggio non è stato niente di particolare, ma è al mio arrivo che scopro che: ho il bagno fuori, all’aperto, e l’unico market in cui posso fare la spesa si trova ad un’ora di distanza. A piedi.
Voi forse non sapete che la mia più grande fobia è quella per i ragni. Ecco, << Mi raccomando, scuoti sempre tutti i vestiti prima di indossarli >>, dice la direttrice della struttura. << Perché? >>, chiedo, ingenuamente. << Perché ci sono i ragni e gli scorpioni nella stagione della pioggia >>. Bene, siamo proprio in questa stagione. << Se ti mordono non muori, però diciamo che ti fa male >>, aggiunge. Grazie, ora si che dormirò sonni tranquilli.

C’è del buono però, è la prima volta che mi trovo completamente immersa nella natura. Per carità, ci sono case qua e là, ma niente a che vedere con il panorama fuori da casa mia in Italia.

Non ho avuto neanche il tempo di posare lo zaino che stavo già giocando a “prendere”, non per mezz’ora, bensì per due ore. << Bambini, vado a riposarmi un momentino >>, provo a dirgli in spagnolo. E sarebbe stato così se non mi avessero aspettato impazienti fuori dalla porta di casa urlando: << Miss, Miss >>. Si, mi chiamano Miss, e non so come fermarli.

Solo te che mi hai vista in videochiamata può capire quante energie hanno, non mollano un secondo che sia uno. Ma d’altronde, me la sono andata a cercare, giusto?

E quanto sono selvaggi, oggi mi sono distratta un secondo e Emanuel, sei anni, si stava rotolando per terra con il cane appresso, mangiando foglie e sassi. La sua canottiera bianca non resiste un minuto da quando la indossa.

Ormai sono passati due giorni e incomincio a capire come funziona la vita in orfanotrofio. Ogni bambino svolge le sue faccende, dalla lavanderia alla cucina. I pasti si preparano tutti assieme la maggior parte delle volte, come sparecchiare e lavare i piatti.

Conoscendo le storie di ogni bambino, pian piano incomincio a capire i loro atteggiamenti e col tempo imparerò a gestirli.

La bimba che più mi segue durante il giorno è Nayda, un’eterna bambina. Nata da una madre con un ritardo mentale e un padre alcolizzato e violento, ha visto per anni la sua sorella maggiore legata ad un letto insieme alla sua sporcizia e quella dei “Cuy” (il nostro porcellino d’India). Credo che tutto ciò che ha vissuto l’abbia portata ad essere un Peter Pan, come metodo di difesa: finché sono piccola nessuno mi tocca.

Sono qui da due giorni, eppure Ada, la direttrice, conferma la mia ipotesi.
Ogni bambino ha la sua storia e il suo perché.

Ripeto: sono qui da due giorni, e nonostante ciò, mi sono bastati per capire che amo stare tutto il giorno con i bambini, giocare, studiare con loro e imparare da loro, eppure sento che non è la mia strada. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, anzi.

Ma prendo d’esempio Ada: ha sacrificato la sua vita per questi ragazzini, e io, oggi, non sono disposta a fare lo stesso. Non credo si tratti di egoismo, o nasci per fare questo lavoro, oppure non c’è niente da fare. Credo che tu debba avere una sorta di vocazione. Dico questo d’istinto, ascoltando il cuore, probabilmente se ragionassi con la testa, cambierei idea altre mille volte. È difficile per me ammetterlo, perché ho molto a cuore l’educazione dei bambini, e tutto ciò che riguarda le loro possibilità, ma ascolto il cuore e questa non è la mia strada. Oggi.

Sono partita con un’idea, chiara e definita, poi si è stravolta. Ho altri progetti.

Nonostante ciò sono felicissima della mia scelta, felice di essermi detta << Se non adesso, quando? >>.

Però allo stesso tempo una parte di me è triste di essere qui, in questo momento, perché purtroppo, a mia insaputa, la legge d’immigrazione peruviana è cambiata negli ultimi anni e non potrò fermarmi a lungo come previsto. E per quanto io sia contenta del tempo che mi rimane a disposizione, continuo a credere che se decidi di fare volontariato, di aver a che fare non solo con i bambini, ma con le loro emozioni e sentimenti, un paio di mesi non bastano. Si meritano di più, non continue situazioni di abbandono. Per questo motivo, se avessi saputo prima delle problematiche legate al visto, avrei rinunciato a questa esperienza.

Mi immagino mia sorella che penserà: << Che palle, credevo che non l’avrei più vista per un anno >>, e mio papà che riscatterà i soldi della scommessa fatta con mio fratello. Si, hanno scommesso su quanto avrei resistito in mezzo al nulla e agli insetti.

Credo comunque che ci sia sempre un motivo, << Andrà come deve andare >>, mi sono detta prima di iniziare. Quindi se è andata così ci sarà un motivo.

Alla fine, però, non potrebbe andare meglio di così. Sono contenta qui, ora, e sono contenta, allo stesso modo, di tornare.

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1 thought on “Sol y Luna”

  1. In realtà è più Claudio a pensare “Che palle, non l’avrei più rivista per 1 anno”! Io penso di più “Che palle, devo ridarle la macchina fotografica, ma magari faccio finta di niente e me la tengo finché non le viene in mente che ce l’ho io!”

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