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Sogna bambino

Ogni tanto mi capita di riflettere sul perché io mi trovi qui, ora.

Il Perù è un paese magico, i paesaggi sono mozzafiato, tutti, nessuno escluso. Credo che sia un posto da visitare almeno una volta nella vita, ma questo forse l’ho già detto. La sua magia sta nell’essere un posto al di fuori del mondo, al di fuori del tempo. Qui non siamo nel 2019, da turista hai l’occasione di tornare bambino, perché un bambino non si pone limiti, perché finché si è bambini si è sognatori. Ed così che ti fa sentire il Perù, o almeno per me è stato così. Saranno le sue montagne, sarà l’oceano, sarà il deserto in un unica fotografia, non me lo so spiegare.

Ma quando non sei più un turista, e ti ritrovi ad essere una volontaria, in una casa adottiva dispersa nel nulla, a stretto contatto con quella che è la cultura e le persone che vivono questo posto, è esattamente in quel momento che svanisce la magia. Mi ritrovo a chiedermi cosa ci faccio qui perché il turista ritorna sognatore come un bambino, ma i bambini, qui, non sanno sognare. Sono legati ad un mondo e ad una cultura così arretrata che gli ha negato l’infanzia. Gli ha negato l’infanzia perché nessuno vuole essere un astronauta e andare sulla luna, << Mio papà aggiusta frigoriferi, quindi da grande farò ciò che fa lui >>, mi ha detto un giorno un bimbo. E per quanto tu possa alleviare le loro giornate, dargli quella carezza in più che solitamente non ricevono, non puoi fare niente.

L’altro giorno ho avuto il piacere di conoscere un ragazzo della mia età che, essendo cresciuto nell’hogar, ha ricevuto un’educazione “all’italiana”, si può dire (essendo la direttrice italiana, appunto). Ma nonostante questo, niente e nessuno gli ha impedito di mettere incinta una ragazzina di appena tredici anni. Si è presentato insieme alla fidanzata, ormai quindicenne, e la bimba di un anno e due mesi. E allora mi chiedo: <<Com’è possibile? >>.

La verità è che tutti e nove i bambini che abitano questa casa, una volta maggiorenni, ritorneranno alla vita che conoscono, povertà mentale, alcol, violenza e abusi, esattamente come ciascuno dei loro genitori.
La cosa più sconcertante è che non hanno altre possibilità, e questo perché nessuno dà loro gli strumenti per cambiare la propria vita. A partire dall’educazione scolastica.

Qualche giorno fa, ho insegnato ad un bambino, ormai ragazzo, di tredici anni, i numeri in inglese fino al dieci. Ma cavolo, da noi, in Italia, i giovani di quell’età studiano la “Divina Commedia”, e credo che non sia giusto nemmeno questo, ma se devo scegliere, sono assolutamente d’accordo con il programma italiano. Non ho il coraggio di mettermi nei panni di questi ragazzini, e se non hanno sogni da bambini, l’ignoranza è ciò che gli immobilizza da adolescenti.

È difficile per me vivere ogni giorno con questa consapevolezza, non che mi aspettassi di cambiare le loro vite, di essere la volontaria dell’anno, assolutamente no. Ma insomma, speravo che nonostante le loro storie e le loro famiglie, una volta infilati nel letto, spente le luci e chiuso gli occhi, questi bambini sognassero il sole, la luna e le stelle.

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