rpt

Il tempo vola

La scuola è iniziata. Puntualmente, ogni mattina, mi sveglio alle cinque, il che per me è un trauma. Nonostante io vada a dormire alle nove di sera, avrei bisogno di qualcuno che mi butti giù dal letto.

La mia giornata inizia così presto perché devo preparare la colazione a tutti i bambini, e passare una buona mezz’ora ad urlargli dietro per far sì che siano pronti, con gli zaini in spalla, in tempo per la prima campanella.

Qualche giorno fa sono arrivati due nuovi volontari che di volontari non hanno proprio niente. Non sono mai andati a conoscere i bambini nell’hogar, passano i loro pomeriggi a guardare film e chissà cos’altro. Però c’è da dire che da quando sono arrivati sono stati capaci di farmi trovare l’acqua della doccia gelata, la cucina sempre sporca e della carta igienica in più da bruciare. << Ma sono francesi >>, mi dico per giustificarli.

Ormai sono qui da più un mese e, nonostante all’inizio mi sia trovata un po’ fuori luogo, sarà per il cibo, sarà per le loro usanze, sarà per gli insetti, ora credo di essermi abituata. L’altro giorno ho persino buttato via un ragno nel prato invece che ammazzarlo. Prima e ultima volta, << Mamma non pensare che a casa farò così, stando qui sono cambiata, ma non così tanto >>.

Più passa il tempo e più si avvicina la data di ritorno in Italia. Sono felice di riabbracciare la mia famiglia, di rivedere i miei amici, di riiniziare la palestra con Ila, insomma, di riprendere la mia vita. (Ok, non è vero che faccio i salti di gioia per la palestra, ma ho bisogno di smaltire tutto il riso in bianco che sto mangiando).

Ripenso al mio progetto iniziale: stare in Perù almeno un anno. << È proprio vero che finché non sperimenti non puoi sapere >>, mi dico. Ringrazio di essere una persona veramente testarda, quando mi metto in testa una cosa la devo fare a tutti costi. Questo mi ha permesso di farmi in quattro per organizzare il viaggio e di avere i soldi necessari per realizzarlo. E soprattutto mi ha permesso di partire senza guardarmi indietro. Credo che sia perfetto così: tutto va come deve andare, e credo anche di aver imparato tutto ciò che questa esperienza aveva da insegnarmi.

Non ho più scritto molto, lo so, un po’ a causa delle mie giornate full-time ed estremamente stancanti, un po’ perché scrivere mi fa pensare al ritorno a casa e mi fa strano perché non riesco a immaginarmelo, << Sarà tutto come prima? >>, << O sarà cambiato qualcosa dell’ultima volta che ci siamo visti? >>.

La mia partenza significa, inoltre, dire addio ai bambini. Senza volerlo mi sono davvero affezionata a tutti quanti. Con ognuno di loro ho instaurato un rapporto diverso, ma con tutti mi diverto come una matta. Con Eydan e Luis ci ammazziamo di solletico, con Thomas non faccio altro che ridere, nonostante non mi abbia mai potuto dire una parola.

Veronica? Per lei sono una sorella maggiore. Nayda, invece, mi fa uscire fuori di testa, e mi mancherà proprio per questo.

Gli voglio bene anche quando mi prendono in giro chiamandomi “Mamma”… Lo fanno perché l’altro giorno, in preda a un raptus, mi sono tagliata la frangetta da sola e ne è uscito qualcosa di terribilmente somigliante ad un taglio premaman, così ecco il mio nuovo soprannome. Ma, stando qui, ho imparato che c’è sempre un lato positivo: non mi chiamano più “Miss”, e mia mamma è capace ad usare le forbici.

Mancano una ventina di giorni, non vedo l’ora. Il tempo vola, ma spero non troppo velocemente.

condividi

Rispondi