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Mi hogar

<< Perché ci abbandoni? >>.
<< Perché non può venire qua la tua famiglia? >>.
<< Con chi studierò inglese? >>.
<< Posso venire con te? >>.

Vorrei poter restare ancora un po’, vorrei poterli portare tutti con me. E hanno ragione, sto abbandonando tutti quanti, non posso promettergli che tornerò, un giorno, perché le promesse vanno mantenute e non sono sicura di poterlo fare.
<< Sarete sempre nel mio cuore, ognuno di voi, studiate inglese, sognate e divertitevi perché avete una vita intera davanti a voi >>, dico, a singhiozzi, dopo avergli dato il bacio della buonanotte. << Vi voglio bene >>.

Sapevo che mi sarei affezionata, ma non potevo immaginarmi questo. Non sono a casa mia, eppure qui ho trovato la mia seconda famiglia, con queste parole Jair, il direttore, mi ha chiesto di tornare: << Qualsiasi cosa accada, noi ti accoglieremo sempre, siamo la tua famiglia di Urubamba >>.

Ed è in questo momento che mi rendo conto che, se avessi potuto, non ho idea di quanto tempo mi sarei fermata, sarei rimasta per i bambini, per vederli crescere e diventare grandi. E mi rendo conto che forse è andata meglio così, doveva chiudersi questo capitolo, ho un’altra famiglia dall’altra parte del mondo.

Con le lacrime agli occhi, penso che fare questo viaggio sia stata la scelta migliore che abbia mai fatto fino ad ora.

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