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A te

Volevo continuare a scrivere una volta tornata, davvero. << Un po’ mi dispiace che non scrivi più sul tuo blog >>, mi ha detto una persona un paio di mesi fa. Ma come potevo spiegargli che solo all’idea di ripensare ai bambini mi si stringeva il cuore e incominciavo a piangere. Come potevo spiegargli che in Perù ho perso una parte di me e non mi riconoscevo più. Come potevo spiegargli che un conto è scrivere, raccontare, ma che a parole sono una frana, che non mi so spiegare, che faccio fatica a condividere tutto ciò che mi succede, che a volte non mi esprimo quanto vorrei. Che per conoscermi ci vuole del tempo e pazienza.

<< Non saprei di cosa scrivere, ormai il viaggio è finito, non vado mica a raccontare ciò che mi succede nella vita privata >>, gli ho risposto. Adesso sono consapevole del fatto che era una bugia che stavo raccontando a lui e soprattutto a me stessa.

Facevo da mamma a non dico nove bambini, ma a tre si. Lava i denti, pettina i capelli, << le hai tagliate le unghie? >>. Gli facevo la doccia, gli accompagnavo dal parrucchiere, dal dentista e mi assicuravo che prendessero tutte le medicine. Ho imparato che ci sono problemi reali nella vita, che ci sono bambini che non conoscono nemmeno cosa voglia dire essere abbracciati da una persona, non dico da un genitore, ma da una persona. Bambini che hanno visto i loro padri picchiare le loro mamme, eppure saltano, giocano, sorridono e se non hanno un giocattolo se lo costruiscono da soli. Mi hanno insegnato così tanto che in tre mesi mi sono messa per la prima volta in discussione e mi sono persa. Non mi riconoscevo più.

Ma la vita è così giusto? Si cambia, si migliora, si creano nuovi rapporti e altri che pensavi non potessero finire mai, d’un tratto svaniscono. Una ruota che gira, che non si ferma mai.

E forse questa è stata la parte più difficile nel mio ritorno. Accettare il fatto di essere cambiata, accettare di dovermi riscoprire.

Mi faceva star male la sensazione di non aver fatto abbastanza per quei bambini, di aver lasciato un qualcosa “a metà”, e piangevo in continuazione quando ero da sola. << Se potessi tornare in là solo per un giorno per poterli riabbracciare >>, pensavo. Talmente abituata a tenermi le cose per me non riuscivo più ad essere spontanea e coinvolgere nella mia vita le persone che mi sono state accanto fin dal primo giorno di rientro. Questa esperienza mi ha davvero stravolta. Un’esperienza che non ripeterò più, contentissima della mia decisione, non me ne pento, e se non l’avessi fatto lo rifarei, ma finisce qui. Chiudo così un cerchio.

Non è svanito il mio entusiasmo, la mia grinta, la mia spontaneità, dovevo solo ritrovarla. Dovevo imparare ad essere felice, e ora lo sono come non lo sono mai stata. Pronta a tuffarmi nei progetti per il mio futuro, pronta a condividere la mia vita con le persone che amo. << Circondati di persone che ti fanno star bene e fai di tutto per tenertele strette >>, niente, ma davvero niente è più importante dell’amore. Dell’amore in tutte le sue forme e possibilità.

A te. A te ho dedicato un libro e a te dedico questo racconto. Sono felice, senza di te non ci sarebbe stato.

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